L'impatto delle Aziende Cinesi nel territorio pratese

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Profili Storici della Comunità cinese a Prato

L’esperienza dell’ INAIL di Prato di gestione dei rapporti con datori di lavoro e lavoratori appartenenti ad etnia straniera, in particolare cinese, risulta contraddistinta da elementi peculiari. Il comprensorio pratese ha storicamente una caratterizzazione industriale tessile, nello specifico volta alla rigenerazione e recupero delle fibre, che partendo dalle preliminari fasi di “cernita” (cioè scelta degli stracci) e “carbonizzo”, riportava poi le stesse a nuova vita attraverso filatura e tessitura. La frammentarietà dell’ assetto produttivo, imperniato sull’articolazione di piccole aziende, la maggior parte delle quali di natura artigiana, spesso a carattere familiare o addirittura unipersonale, prevedevano spossanti adibizioni degli addetti, essendo tutt’altro che eccezionali impegni personali che si attestavano mediamente oltre le dieci ore giornaliere. Nel corso degli ultimi venti anni, con fasi cicliche di accelerazioni ed assestamento, moltissime aziende con titolari/lavoratori “italiani” hanno cessato la propria attività. Lo scenario urbanistico degli ultimi anni ha presentato capannoni dismessi e abbandonati, poiché il fattore competitività, nell’ ambito di un’economia globalizzata, è risultato sicuramente a favore di altri soggetti, i quali prestando attività a ritmi ancora più intensi (perché fuori dalle regolamentazioni dei fisiologici rapporti di lavoro) hanno di fatto venir meno dal mercato italiano (e quindi pratese) forze autoctone che per struttura, fisionomia e caratteristiche tecniche non erano in grado di fronteggiare un’agguerrita e spesso sleale concorrenza. Per capire le ragioni storiche dell’insediamento della comunità cinese nel comprensorio di Prato bisogna, però, andare indietro di molti decenni, essendo le basi insorte nella prima metà del secolo scorso, favorite dalla tipologia della stessa lavorazione tessile. I documenti attestano che la prima comunità cinese in Italia si stabilì a Milano, seguita da quelle di Roma e Firenze e, appunto, di Prato. Nel ricordare che Prato ha costituito una delle più importanti realtà industriali tessili italiane con Biella, Como , Vicenza, solo per citarne alcune, ha, però, rispetto alle altre presentato negli ultimi quindici anni caratteristiche di appetibilità per un sviluppo della comunità cinese: i capannoni, le attrezzature, l’impiantistica, le materie prime acquisibili a basso costo (causa la crisi del settore), hanno costituito un’occasione per sviluppare le specifiche attività di settore ampliando la prospettive della sfera di influenza da parte di soggetti più disposti ad accettare profili di minor remunerazione. Tale impetuoso irrompere, quindi, non è stato soggetto alle regole di un percorso guidato e, non possiamo negarlo, è stato anche il frutto di operazioni volte a sfruttamento delle maestranze, specie clandestine. La situazione è da molti anni oggetto di attenzione da parte delle autorità, anche perché la presenza della comunità cinese, come spesso capita in circostanze del genere, non è stata affatto “metabolizzata” nel tessuto civile della comunità, che nel corso del secondo dopoguerra era stata comunque abituata ad assorbire forme di immigrazione interna, quando le fabbriche tessili avevano bisogno di forza lavoro. INAIL ha partecipato, a partire dalla fine degli anni novanta, ad accertamenti nei confronti delle aziende cinesi correlandosi con le altre forze ispettive ma è solo a partire dal 2007/2008 che si è ritenuto di valorizzare le forme di controllo con incisive azioni di coordinamento nelle cosiddette ispezioni “congiunte”. Tali azioni hanno dato i loro frutti : nel corso del periodo 2008 – 2013 i lavoratori extracomunitari regolarizzati nel corso di ispezioni alle quali ha partecipato l’ INAIL sono progressivamente aumentati e questo perché le azioni di coordinamento si sono sicuramente raffinate e basate su più efficienti azioni di intelligence, specialmente valorizzando l’incrocio delle banche dati dei vari enti.


Il Patto per Prato Sicura

Il “PATTO PER PRATO SICURA” sottoscritto il 26 gennaio 2010 tra Prefettura di Prato, Comune di Prato, Provincia di Prato e Regione Toscana, poi rinnovato il 12 ottobre 2013 alla presenza del Ministro dell’ Interno Alfano con ulteriori adesioni (compresa quella dell' INAIL), ha costituito un primo esempio di approccio sinergico tra amministrazioni pubbliche. Il trend positivo riguardante l’efficacia dei risultati relativi agli accertamenti è evidente dalla sottostante tabella :

Serie Storiche* Anno Extracomunitari regolarizzati A nero 2010 329 52 2011 437 82 2012 491 176 2013 600 288

  • da Osservatorio dei Lavoratori INAIL Attività di Vigilanza ispettori INAIL

Da porre, peraltro, in evidenza che la presenza di ispettori vigilanti dei vari Enti in congiunta ha permesso di attivare le specifiche competenze tecniche e giuridiche degli stessi, certamente anche in relazione al ruolo. Gli ispettori dell’ INAIL, infatti non hanno abilitazioni tecniche in materia di deficienze igienico sanitarie o di prescrizioni strumentali, bensì sulla corretta applicazione delle tariffe dei premi assicurativi basata su rischi aziendali, e sulla corretta sussistenza dei rapporti di lavoro assoggettabili alle contribuzioni di previdenza pubblica. Se è verità di carattere generale la circostanza che dove non vi è lavoro regolare vi è caduta dei sistemi di prevenzione e sicurezza, tale incidenza è ulteriormente amplificata se non solo il lavoratore è irregolare nel posto di lavoro ma la persona si trova in situazione di clandestinità. Qualcuno ha infatti parlato di situazioni prossime alla schiavitù per definire le accertate situazioni di indecorosa adibizione al lavoro di cittadini cinesi che permangono sul territorio. L’ esito delle verifiche effettuate da parte degli organi preposti ha evidenziato scenari di fatiscenza degli ambienti di lavoro, di carenze sotto il profilo della tutela della salute, di irregolarità nei rapporti giuridici, di mancata osservanza delle misure di sicurezza.

La Tragedia del Teresa Mode

L’episodio del 1° dicembre 2013 nello stabilimento “Teresa Moda”, dove sono deceduti sette operai a causa di un incendio divampato nelle ore notturne, non è che la manifestazione evidente e la diretta conseguenza di questa realtà, nella quale la trascuratezza lascia ben poco spazio ad elementi puramente accidentali ed imprevedibili. La tragedia ha avuto un impatto mediatico dirompente ed è stato argomento di accese polemiche fra le parti politiche. Le critiche relative ad una scarsa incidenza delle azioni di controllo del territorio sono ripetutamente comparse negli organi di stampa ed hanno riacceso la polemica sull’efficacia delle azioni di contrasto all’illegalità. Certo è che la regolamentazione delle politiche dell’immigrazione deve tener conto dei fattori di sicurezza sociale e di sostenibilità ambientale favorendo la crescita economica nel rispetto della legge. La storia ci insegna che a variazioni significative nel tessuto sociale dovute ad impennate demografiche, a processi migratori di massa ma anche fenomeni positivi, quali sono gli sviluppi economici rapidissimi, si accompagnano effetti collaterali indesiderati connessi a varie velocità negli interventi di sostegno, non sempre gestibili con forme di tutela adeguate (es. inquinamento industriale). Da notare, peraltro, che il numero di infortuni a carico dei lavoratori cinesi denunciati alla sede INAIL di Prato è sempre stato irrisorio (in alcuni anni inesistente) fino al 2000. Evidente l’assenza di coinvolgimento della comunità cinese nel corretto approccio ad una regolare gestione del rapporto assicurativo, certamente per una “tolleranza” rispetto ad un nucleo che inizialmente non sembrava causare grossi perturbamenti al consolidato assetto sociale, finché la crisi economica non ha mutato il volto al tessuto economico tradizionale.

I tentativi di integrazione

Negli ultimi anni i dati di produzione evidenziano timidi segnali di coinvolgimento dell’etnia cinese : nel corso dell’ anno 2012 sono pervenute 16 denunce di infortunio occorsi a lavoratori cinesi. Il trend, per quanto caratterizzato da valori di lievissima entità, che non possono trovare attendibile riscontro nel numero reale di infortuni che occorrono alle migliaia di lavoratori cinesi operanti fisicamente nel comprensorio di Prato, dimostra che, forse, attraverso una capillare azione informativa che può favorire una consapevolezza dei propri diritti, il riscontro degli eventi finora non denunciati possa gradualmente emergere. Un benefico effetto a catena che, partendo dal primo riscontro delle strutture del Pronto Soccorso (qualora ad essi i cittadini cinesi si rivolgano e non a esperti – più o meno presunti - di una tradizionale medicina tradizionale che svolge le proprie pratiche all’interno della comunità), poi si sviluppi in una filiera procedurale che consenta di esperire la normale istruttoria della pratica amministrativa, con conseguente visita di controllo, valutazione del danno, congruità dei giorni di astensione dal lavoro e, infine, pagamento dell’indennità per inabilità temporanea. Per questa ragione INAIL -Direzione Regionale per la Toscana- ha deciso di pubblicare sul proprio sito un opuscolo in lingua cinese nel quale vengono illustrati i diritti e i doveri per quel che riguarda l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e descritti i corretti comportamenti dei datori di lavoro e dei lavoratori per l’inoltro delle denunce di infortunio. Allo studio, in collaborazione con il Consolato della Repubblica Popolare Cinese di Firenze, che si è mostrato molto sensibile al tema, un’ulteriore iniziativa per favorire la divulgazione di opuscoli informativi da distribuire ai membri della comunità cinese.

Conclusioni

L’auspicio è che i segnali di apertura possano trovare vigore in una consapevolezza ed in una logica di effettiva integrazione, dove il rispetto delle norme non vengano percepite come indebita intrusione nelle forme consolidate del comportamento o lacerazione della propria cultura, ma come passo essenziale per favorire la tutela della persona e recuperare la dignità del lavoro in una corretta dimensione del vivere civile.

David Maccioni